FERNANDO PESSOA, IL LIBRO DELL' INQUIETUDINE, artista PAOLO TROLIO, solitudine, sul vivers, tristezza
… Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l’intervallo fra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente più il niente di me stesso.
… Che inquietudine se sento, che disagio se penso, che inutilità se voglio!
Fernando Pessoa - Il libro dell' inquietudine
dipinto: Paolo Trolio
ARTE E LETTERATURA
lunedì 24 ottobre 2016
mercoledì 5 ottobre 2016
martedì 4 ottobre 2016
STOICHITA - L' INVENZIONE DEL QUADRO - nulla - vuoto
Nulla non lo si trova.
Non credete al cantore che dice di averlo trovato.
Si degni dunque a entrare
E si intrattenga meco, gli proverò
Che quando pensasse
di aver trovato il Nulla
Pur qualcosa egli ha trovato....
J. Passerat - Rien, Quelque chose et Tout
dipinto: Norbertus Gijsbrechts - Quadro girato 1670
Non credete al cantore che dice di averlo trovato.
Si degni dunque a entrare
E si intrattenga meco, gli proverò
Che quando pensasse
di aver trovato il Nulla
Pur qualcosa egli ha trovato....
J. Passerat - Rien, Quelque chose et Tout
dipinto: Norbertus Gijsbrechts - Quadro girato 1670
Il pittore dipinge sul "dritto" del quadro un "rovescio", il suo rovescio. E' questo rovescio di quadro a costituire l'immagine. Ma vi è poi anche un altro rovescio, reale questa volta, che è possibile scoprire girando il quadro.
Ed è questo il gioco che il pittore propone a chi guarda: chi avvicinandosi al suo dipinto, appoggiato a terra, ad esempio, sentisse l'impulso di girarlo per verificare cosa c'è dietro troverebbe soltanto una tela, una tela vera, tesa su un telaio. Capirebbe che quel che ha appena visto altro non è che la rappresentazione di ciò che sta adesso effettivamente vedendo e toccando. Saprebbe così di aver davanti a sé un'immagine. Un'"immagine" che è ....."nulla". Ma non è che sulla tela non ci sia nulla.Tutt'altro. Questo quadro non è una tela in attesa che vi si dipinga "qualche cosa". Sulla tela c'è una "rappresentazione", c'è un' "immagine". L'oggetto di questo quadro è il quadro in quanto cosa.
Quel che lo spettatore vede è un dipinto. Questo dipinto rappresenta una tela e un telaio. Si vedono i chiodi, l'ombra dei chiodi e del telaio. Questa immagine rapppresenta tutto ciò che un quadro è: tela e legno. E' un'immagine che, contemporaneamente, è Nulla e Tutto. Nulla perchè introduce la domanda: " Dov'è l'immagine?". Tutto, poichè si autocontiene integralmente.
Victor Stoichita - L'invenzione del quadro
Ed è questo il gioco che il pittore propone a chi guarda: chi avvicinandosi al suo dipinto, appoggiato a terra, ad esempio, sentisse l'impulso di girarlo per verificare cosa c'è dietro troverebbe soltanto una tela, una tela vera, tesa su un telaio. Capirebbe che quel che ha appena visto altro non è che la rappresentazione di ciò che sta adesso effettivamente vedendo e toccando. Saprebbe così di aver davanti a sé un'immagine. Un'"immagine" che è ....."nulla". Ma non è che sulla tela non ci sia nulla.Tutt'altro. Questo quadro non è una tela in attesa che vi si dipinga "qualche cosa". Sulla tela c'è una "rappresentazione", c'è un' "immagine". L'oggetto di questo quadro è il quadro in quanto cosa.
Quel che lo spettatore vede è un dipinto. Questo dipinto rappresenta una tela e un telaio. Si vedono i chiodi, l'ombra dei chiodi e del telaio. Questa immagine rapppresenta tutto ciò che un quadro è: tela e legno. E' un'immagine che, contemporaneamente, è Nulla e Tutto. Nulla perchè introduce la domanda: " Dov'è l'immagine?". Tutto, poichè si autocontiene integralmente.
Victor Stoichita - L'invenzione del quadro
lunedì 3 ottobre 2016
GIOVANNI VERGA - La lupa - artista ANTONIO PALMERINI fotografo - amore - passione
"Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna e pure non era più giovane; era pallida come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiavano. Al villaggio la chiamavano la Lupa perché non era sazia giammai di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell'andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter d'occhio, con le sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all'altare di Santa Agrippina. Perché la Lupa non veniva mai in chiesa, né a Pasqua, né a Natale, né per ascoltar messa, né per confessarsi. Padre Angiolino di Santa Maria di Gesù, un vero servo di Dio, aveva persa l'anima per lei.......
Una volta la Lupa si innamorò di un bel giovane che era tornato da soldato, e mieteva il fieno con lei nelle chiuse del notaro; ma proprio quello che si dice innamorarsi, sentirsene ardere le carni sotto al fustagno del corpetto, e provare, fissandolo negli occhi, la sete che si ha nelle ore calde di giugno, in fondo alla pianura....."
Giovanni Verga - La lupa
ph. Antonio Palmerini
"Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna e pure non era più giovane; era pallida come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiavano. Al villaggio la chiamavano la Lupa perché non era sazia giammai di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell'andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter d'occhio, con le sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all'altare di Santa Agrippina. Perché la Lupa non veniva mai in chiesa, né a Pasqua, né a Natale, né per ascoltar messa, né per confessarsi. Padre Angiolino di Santa Maria di Gesù, un vero servo di Dio, aveva persa l'anima per lei.......
Una volta la Lupa si innamorò di un bel giovane che era tornato da soldato, e mieteva il fieno con lei nelle chiuse del notaro; ma proprio quello che si dice innamorarsi, sentirsene ardere le carni sotto al fustagno del corpetto, e provare, fissandolo negli occhi, la sete che si ha nelle ore calde di giugno, in fondo alla pianura....."
Giovanni Verga - La lupa
ph. Antonio Palmerini
domenica 2 ottobre 2016
lunedì 26 settembre 2016
CALVINO- Le citta' invisibili - artista SIRONI e HOPPER - alienazione - solitudine - citta'
"....... Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un'altra.» -
Calvino - le città invisibili
dipinto: Mario Sironi - Sintesi di paesaggio urbano 1919
La visione della metropoli di Sironi è un luogo di solitudine nell'era industriale, una riflessione amara sul tema della nuova civiltà urbana e industriale senza riferimento ad un luogo preciso e con valenza quasi metafisiche.
E qui per consonanza ci si riallaccia, anni dopo, alle città di Hopper uniti dal filo rosso della solitudine e si è detto della medesima metafisica.
dipinto: Hopper
"....... Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un'altra.» -
Calvino - le città invisibili
dipinto: Mario Sironi - Sintesi di paesaggio urbano 1919
La visione della metropoli di Sironi è un luogo di solitudine nell'era industriale, una riflessione amara sul tema della nuova civiltà urbana e industriale senza riferimento ad un luogo preciso e con valenza quasi metafisiche.
E qui per consonanza ci si riallaccia, anni dopo, alle città di Hopper uniti dal filo rosso della solitudine e si è detto della medesima metafisica.
dipinto: Hopper
Iscriviti a:
Commenti (Atom)





